mercoledì 1 aprile 2009

Il patrimonio del Vaticano supera i 10 miliardi di Euro: continuano le richieste ai fedeli


La Conferenza episcopale italiana interviene a favore delle famiglie bisognose. Grazie a un accordo con l'Abi, la Cei ha istituito un fondo di garanzia da circa 30 milioni di euro in grado di generare prestiti bancari per 300 milioni. Il fondo di 30 milioni è da raccogliere nelle parrocchie (offerte dei fedeli ecc.). La crisi sfiora anche il Vaticano? L'Istituto per le Opere di Religione (meglio noto con l'acronimo IOR e comunemente conosciuto come Banca Vaticana), è una banca privata, formalmente istituita nel 1942 da papa Pio XII con sede nella Città del Vaticano. È erroneamente considerato la banca centrale della Santa Sede, compito invece svolto dall’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA). Lo IOR è stato più volte al centro di scandali, finanziari e non, fra i quali spicca il crack del Banco Ambrosiano. Secondo quanto stabilisce il suo statuto, ha lo scopo di: « ... provvedere alla custodia e all'amministrazione dei beni mobili e immobili trasferiti o affidati allo IOR medesimo da persone fisiche o giuridiche e destinati a opere di religione e carità. L'Istituto pertanto accetta beni con la destinazione, almeno parziale e futura, di cui al precedente comma. L'Istituto può accettare depositi di beni da parte di Enti e persone della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano. ». Lo IOR consta di 130 dipendenti, un patrimonio stimato (nel 2008) di 5 miliardi di euro, 44 mila conti correnti (riservati a dipendenti vaticani, ecclesiastici ed una ristretta quantità di enti privati). Rilevanti sono gli investimenti esteri, in prevalenza in titoli di Stato o portafogli a basso rischio. Gli interessi medi annui oscillano dal 4 al 12%. Non esistendo tasse all'interno dello Stato vaticano, si tratta di rendimenti netti. Per quanto riguarda gli utili conseguiti, essi non vanno corrisposti ad azionisti - che nel caso dell'Ente non esistono - ma sono devoluti in favore di opere di religione e di carità. Il bilancio e tutti i movimenti che vengono fatti dall'Istituto sono noti solo ed esclusivamente al Santo Padre, al collegio dei Cardinali che lo gestiscono, al Prelato dell'istituto, al Consiglio di sovrintendenza, alla Direzione generale ed ai revisori dei conti. Nel 1993, negli anni di Tangentopoli, il giudice Borrelli del pool di Mani pulite appurò il transito nelle casse dello IOR di 108 miliardi di lire in certificati del Tesoro destinati a quello che fu conosciuto come scandalo Enimont. Anche in questo caso l'extraterritorialità assicurò l'impunità del presidente dello IOR Angelo Caloia. Il 10 luglio 2007, uno dei "furbetti del quartierino" Giampiero Fiorani rivelò ai magistrati milanesi la presenza, nella BSI svizzera, di tre conti della Santa Sede da «due o tre miliardi di euro» e di aver versato in nero nelle casse dell'APSA (la Banca centrale vaticana) oltre 15 milioni di euro. Secondo dichiarazioni del pentito di mafia Vincenzo Calcara, lo IOR era coinvolto nel riciclaggio di denaro di Cosa Nostra, mentre un altro pentito, Francesco Marino Mannoia (secondo Giovanni Falcone «il più prezioso collaboratore di giustizia») rivelò nel 1998, durante il processo per mafia a Marcello Dell'Utri, che «Licio Gelli investiva i danari dei corleonesi di Totò Riina nella banca del Vaticano. Lo IOR garantiva ai corleonesi investimenti e discrezione». Perciò «quando il Papa [Giovanni Paolo II] venne in Sicilia e scomunicò i mafiosi, i boss si risentirono soprattutto perché portavano i loro soldi in Vaticano. Da qui nacque la decisione di far esplodere due bombe davanti a due chiese di Roma». Una domanda mi sorge spontanea: perchè chiedono soldi ai fedeli?


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