Durante Tangentopoli nel 1993, Martelli è candidato ad assumere la guida del PSI. A seguito di un avviso di garanzia - per concorso sulla bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano, da cui il Partito Socialista Italiano aveva attinto il "conto protezione" su cui per quindici anni i giudici di Milano avevano invano indagato - il 10 Febbraio si dimette da ministro della Giustizia. A Martelli, in qualche modo, il pool di Mani Pulite non addebitava solo il suo ruolo materiale nella vicenda, l' avere annotato il numero di conto svizzero su cui il Banco Ambrosiano di Roberto Calvi doveva versare un obolo di sette milioni di dollari per le casse del Psi: ma anche l' avere negato tutto per undici lunghi anni, anche quando era ministro della Giustizia, anche quando partecipava ai funerali dei magistrati. Il segreto di quel conto, cui la Procura di Milano aveva dato inutilmente la caccia, Martelli lo conosceva. Ma perché venisse alla luce si dovette attendere il crollo di Tangentopoli. Durante lo scandalo Tangentopoli, è stato anche condannato, dopo aver confessato, per aver ricevuto 500 milioni di lire nel caso della maxitangente Enimont. Martelli è un condannato in via definitiva a 8 mesi per il mezzo miliardo che Carlo Sama gli regalò in uno zainetto di tela nell'ambito della maxitangente Enimont; e s'è salvato da sicura condanna per il Conto Protezione grazie alla prescrizione dopo aver restituito il maltolto: 800 milioni cash.
lunedì 2 marzo 2009
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2 commenti:
figuraccia di Martelli, 1 per l'ignoranza essendo stato ministro, 2 per gli appalti e le tangenti ...grande gioacchino
Gioacchino Genchi sei una nostra speranza...io credo in te.
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